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AVVISO
A TUTTI I SOCI DELL'ANIAD:
C'E' UNA GRANDE OCCASIONE, GRAZIE ALL'AVVENUTA CONVENZIONE
CON I CENTRI
MIDA SPORT DI
ARZANO, AVELLINO, CASERTA, POMPEI, POZZUOLI DOMITIANA
E POZZUOLI CAMPANE E' POSSIBILE AVERE LO SCONTO
DEL 10% ESIBENDO LA PROPRIA TESSERA
SOCI. |
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ATTIVITA'
FISICA E DIABETE IN ITALIA:
STATO DELL'ARTE
Con
il presente contributo desidero tracciare
per grandi linee la situazione deirapporti
fra attività fisica e diabete mellito
tipo (IDDM)/tipo 2 (NIDDM) dal punto di
vista metabolico, educativo, organizzativo
per come è realizzata in Italia alle
soglie del terzo millennio.
Certamente la sempre maggiore attualità
di questa problematica ha contribuito in
modo decisivo a sollevare nella coscienza
e negli interessi del diabetologo la problematica
su sport e diabete in passato poco e male
affrontata per il persistere di preconcetti
ostativi, limitate conoscenze teoriche e
pochissime pratiche (nelle scuole di specializzazione
non vi è un insegnamento specifico
di tale materia) e per la innegabile difficoltà
di gestire uno sportivo diabetico specie
se insulinodipendente. In questo scenario
di aumentata divulgazione, accettazione
e diffusione della pratica sportiva, un
ruolo non secondario è da attribuire
agli stessi atleti diabetici che con tenacia
e coraggio hanno "convinto" buona
parte della comunità diabetologica
italiana con la dimostrazione di un buono
stato di forma fisica, attivandosi all’interno
delle associazioni di diabetici, "raccontando"
con rigore metodologico la loro esperienza
e le "soluzioni terapeutiche"
da essi adottate anche nel corso di convegni
scientifici; accettando di farsi studiare
sul campo e in laboratorio per accrescere
le conoscenze diabetologiche.
Aspetti metabolici:
Diabete tipo 1: l’A.F. non è
essenziale, con i mezzi terapeutici attuali,
per il raggiungimento di un buon compenso
glicemico. Talora, specie nei soggetti senza
alcuna riserva pancreatica (C-petide negativi)
e specie se l’attività è
occasionale e prevelentamente anaerobica
può essere un fattore di perturbazione
dell’equilbrio metabolico.
In soggetti con residuo pancreatico, invece,
l’attività aerobica di endurance,purché
regolare, può migliorare il compenso
aumentando la sensibilitàall’insulina
e riducendone il fabbisogno. L’A.F.
regolare è fondamentale nel migliorare
la performance cardio-respiratoria, la capillarizzazione
muscolare e, quindi, l’ossigenazione
tissutale. Nella valutazione del rapporto
rischio-beneficio ciò va tenuto in
debito conto specie considerando il rischio
di micro-macroangiopatia insito nella malattia
stessa. Non vi sono tuttora studi che chiariscono
se una regolare A.F. aerobica, a parità
di compenso metabolico, possa prevenire/rallentare
lo sviluppo di complicanze cardiovascolari.
Va ricordato, però, che nello studio
di Moy il rischio di mortalità era
inversamente proporzionale ai quintili di
A.F.settimanale e che un regolare esercizio
nello studio DCCT, era parte integrante
del programma terapeutico del gruppo in
terapia intensiva i cui favorevoli risultati
sullo sviluppo di complicanze sono ben noti.
Diabete tipo 2: in questa forma di diabete,
l’esercizio fisico regolare,aerobico
assieme alla dieta è un perno fondamentale
del programma terapeutico.
Gli effetti benefici sul metabolismo glicidico
e lipidico, la capacità dimagrante,
l’effetto "allenante" sul
cuore, la possibilità di prevenire
alterazioni degenerative sull’apparato
osteo-articolare e i risultati positivi
sullo stato psichico trovano concorde la
comunità diabetologia nel "prescrivere"
l’esercizio fisico (più che
lo sport) a NIDDM relativamente giovani
senza complicanze cardiovascolari.
Recenti ricerche presentate al Congresso
A.D.A. di Boston (1997) indicanoinoltre,
che gli effetti metabolici positivi derivano,
più che dall’intensitàdell’esercizio
(60-70% della Vo2 max), che limita molto
il numero dei pazienti elegibili, dalla
sua durata e continuità nel tempo.
Recenti, convincenti studi hanno inoltre
dimostrato che una regolare attività
può prevenire il NIDDN in soggetti
predisposti ed impedire l’evoluzione
da ridotta tolleranza ai carboidrati a diabete
manifesto. Uno studio fondamentale su oltre
70000 infermiere americane durato 5 anni
ha mostrato che quelle abituate a regolari
passeggiate avevano un rischio relativo
di diabete ridotto del 50% e, se la velocita’
del passo era superiore a 4,2Km/h, il rischio
si riduceva del 70% rispetto alle sedentarie
Diabete Gestazionale(DG): Considerazioni
fisiopatologiche. A causa dell’aumentata
liberazione di ormoni iperglicemizzanti
di origine placentare e della ridotta utilizzazione
muscolare di glucosio la gravidanza deve
considerarsi uno stato di ridotta sensibilità
insulinica che può dare intolleranza
al glucosio e diabete gestazionale. La contrazione
delle fibre muscolari aumenta di molte volte
la captazione di glucosio. Quindi l’esercizio
fisico appare un razionale intervento terapeutico
per questo tipo di pazienti. Limitazioni
e precauzioni. Un esercizio fisico intenso
può favorire crisi ipoglicemiche,
particolarmente pericolose nelle gestanti
a rischio di parto pretermine. L’esercizio
strenuo è causa di aumento dei livelli
di noradrenalina, che può indurre
pericolose contrazioni uterine. L’aumento
della temperatura corporea materna in corso
di esercizio fisico , in considerazione
della limitata capacità del feto
di dissipare il calore, richiederebbe un
ambiente sufficientemente ventilato, fresco
e poco umido.
Aspetti pratici: come e quando praticare
attività fisica. La gestante andrebbe
educata a regolare l’intensità
degli esercizi in rapporto alla personale
percezione dello sforzo (da lieve a poco
faticoso), alternare esercizi poco prolungati
(max. 30’) con periodi di riposo durante
i quali monitorare i movimenti attivi fetali(MAF)
o le eventuali contrazioni uterine anche
con la semplice palpazione dell’addome,
adattare l’esercizio alla dieta (pasti
frequenti ed a sufficiente distanza dall’esercizio),
aggiustare l’eventuale terapia insulinica,
incrementare la frequenza dell’automonitoraggio
delle glicemie e della chetonemia. Occorre
evitare gli sports anaerobici, quelli pericolosi
e traumatici, quelli che sottopongono il
tronco e la pelvi ad uno stress eccessivo.
Sono largamente preferiti il nuoto, la cyclette,
gli esercizi per le braccia (senza l’uso
di pesi) e le passeggiate.In conclusione
un moderato esercizio fisico in gravidanza
può giocare un ruolo importante nel
controllo dei livelli ematici di glucosio
sia in donne che sviluppano il DG sia in
diabetiche tipo 2 che diventano gravide.
FARE ESERCIZI AEROBICI LIEVI-MODERATI SENZA
STRESSARE IL TRONCO E LA PELVI- CONTROLLO
MAF- ATTENZIONE AD IPOGLICEMIE E CHETONURIA
Livello glicemico e inizio della seduta
di A. F.
Per anni noi diabetologi abbiamo considerato
il livello di 250-300 mg/dl come illimite
oltre il quale la seduta di A.F. non andava
intrapresa. Questaconvinzione si basava
su uno studio di Berger dell’inizio
anni ’80 che mostravacome in diabetici
scompensati cronicamente ("Ketotic
diabetics") l’A.F fosse controproducente
e pericolosa per chetoacidosi.
Molti progressi sono stati fatti da allora.
I "Ketotic diabetics" oggi sonorari;
chi fa sport è trattato con 3-4 iniezioni
al dì e assai difficilmenteraggiunge
quel grado di sottoinsulinizzazione che
rende l’esercizio pericoloso.Recenti
dati della letteratura e mie osservazioni
personali dimostrano che pur con glicemie
più alte di 300,l’esercizio
può essere intrapreso con successoa
patto che il paziente sia sufficientemente
insulinizzato, in accettabile compenso metabolico
e senza corpi chetonici nelle urine.
Spesso poi una glicemia molto elevata esprime
un valore postprandiale dovuto aduna colazione
molto più ricca in carboidrati come
avviene in occasione dimaratone. Pertanto
riteniamo che l’unico vero limite
per intraprendere la sedutadi A.F. in diabetici
con accettabile compenso non sia il tasso
glicemico ma la presenza di chetonuria.
Attività fisica e presenza di complicanze
croniche
Fino ad alcuni anni fa si riteneva che tutti
gli sports andassero banditi inpresenza
di complicanze. La stessa legge 115 (che
ha ormai 15 anni circa!)l’assenza
di complicanze invalidanti. In questi ulteriori
10 anni, inparticolare dopo l’impulso
dato dal gruppo della Joslin Clinic di Boston
che ha affrontato l’argomento con
rigore, l’A.N.l.A.D (Assoc. Naz. Italiana
Atleti Diabetici) ha preparato una serie
di linee guida che selezionano A.F. consentite
ed altre sconsigliate in rapporto alle singole
complicanze e al loro livello di progressione.
Tali linee guida sono conformi a quanto
suggerito dall’American Diabetes Association.
Scelta dell’esercizio fisico
A parte la boxe e gli sports di pilotaggio,
tutti gli altri possono essere consentiti
ai diabetici con le opportune precauzioni.
Il problema delle attività subacquee
è attualmente in fase di revisione.
Fatta questa premessa e, considerando che
lo sport è un piacere e quindi la
sua sceltadeve tenere conto dei desideri
e delle propensioni di ogni diabetico, (che
primadi essere tale è una persona),
tutti gli studi condotti, compreso i nostri,indicano
che le A.F. prolungate (corse, nuoto, sci
e bici di fondo) effettuate al di sotto
della soglia anaerobica sono quelle più
idonee ed utili per ildiabetico. Gli sport
di endurance infatti sono aerobici, consentono
un attivo allenamento cardiovascolare, contribuiscono
al controllo glicemico in quanto consentono
un graduale e prevedibile utilizzo del glucosio
senza dar luogo a brusche ipoglicemie e
possono essere proseguiti anche nell’età
adulta e nella maturità.
Aspetti educativi ed organizzativi
Tutti noi consideriamo ormai l’A.F.
un eccellente sistema per mettere alla provala
capacità di autogestione della malattia.
La pratica sportiva consapevolmente intrapresa
infatti "costringe" all’autocontrollo,
insegna come adattare alternativamente insulina
e apporto di carboidrati al dispendio energetico
(èquindi una valida palestra di autogestione),
favorisce la socializzazione, migliora l’autostima,
allena ad una disciplina di vita, contribuisce
dunque aquel saper essere diabetici che
è il più alto gradino del
processo educativo. In questo senso l’attività
delle associazioni è fondamentale
e noi dell’ANIAD ciimpegneremo sempre
di più a diffondere la filosofia
dell’esercizio fisico,
ripeto ancora, intrapreso con prudenza e
preceduto dall’opportuno supporto
educativo.
Nell’ambito degli aspetti organizzativi
alcuni numeri dell’ANIAD, possono
forsemeglio descrivere la nostra costante
e capillare attività in questi anni:
- 340 soci di tutte le regioni italiane
(318 diabetici e 22 non diabetici );
- 13 sezioni regionali costituite o "collaboranti";
- 12 numeri (compreso il numero 0) di Sport
e Diabete, bollettino ufficiale dell’ANIAD
con tiratura 2500 copie;
- 2 libri pubblicati (Atti del Congresso
di Paestum 1994 e Atti del corso diformazione
per diabetologi, Treviso 1995);
- 8 pubblicazioni scientifiche sugli aspetti
educativi ed endocrino-metabolici durante
attività aerobiche;
- 9 Corsi di Sport per diabetici insulinodipendenti
effettuati in 3 regioni
differenti e 4 corsi di aggiornamento per
diabelologi a cui hanno partecipato 20 colleghi.
Letture consigliate:
1) Guide to Diabetes and Exercise. N. Rudermannn
J. T. Devølin. A.D.A., 1995.
2) 6th International meeting on Diabetes
and Sport. Paestum (Italy) 24th - 26th
March 1994 G. Corigliano.
3) Atti del VII Corso Nazionale di Sport
1995 per diabetici insulinodipendenti e
Il Corso Nazionale di formazione per diabetologi
su Sport e Diabete. Treviso -
P. Fontana.
4)G.L.Landry,D.B.Allen:Diabetes mellitus
and exercise.Clin.Sports Med.,11(2),apr.1992
pp.403-418
5)G.Corigliano:Indicazioni e limiti dell’esercizio
fisico nel diabetico insulino-dipendente
anche in rapporto ad iniziali complicanze.Atti
IX Congresso Nazionale Associazione Medici
Diabetologi – Diabete e Sport: gli
aspetti fisiologici, metabolici, organizzativi
e medico-legali. Riva del Garda, 12-15 maggio
1993,pp.231-241.
6)C.S.Moy et al.: Insulin- dependent Diabetes
Mellitus, physical activity and death. Am.
J. Epidemiol.,137 (1),1993,pp.74-81 7
7) DCCT Research Group:The effect of intensive
treatment of diabetes on the development
and progression of long term complications
in insulin-dependent diabetes mellitus.
New Engl. J. Med. 1993, 329:977-986
Gerardo Corigliano
Responsabile Centro Diabetologico A.I.D.
ASL NA1
Presidente Ass. Naz. Italiana Atleti Diabetici
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