Fuga – Due ruote, la strada il diabete

  • By aniad
  • 24 luglio, 2020
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immagine copertina del libro

 

Ieri, 23 luglio 2020 è stato presentato in conferenza stampa  il libro

Fuga. Due ruote, la strada, il Diabete    con il quale il giornalista Luca Gregorio racconta dell’ultima grande impresa sportiva compiuta da quattro componenti il Team Novo Nordisk di ciclismo  in occasione della Milano-Sanremo del 2019.

Il libro ovviamente è un modo molto piacevole ed efficace per creare un parallelo con il diabete e quelli che sono gli obiettivi del Team rispetto alle esigenze di informazione, ispirazione e motivazione che hanno coloro che soffrono di questa patologia.

Pubblichiamo volentieri il comunicato stampa con il pensiero di numerosi esperti in ambito diabetologico , e il link per scaricare gratuitamente l’e-book.

Comunicato stampa        Link per scaricare l’e.book – Fuga..

 

Ogni qualvolta salgono in sella…

Come è ben noto a tutti, le persone con diabete non debbono necessariamente praticare una attività sportiva a livello agonistico per stare bene. Certamente è auspicabile ma anche necessario fare dell’esercizio fisico o attività fisica al fine di migliorare l’equilibrio glicemico e quindi migliorare nel complesso il risultato terapeutico atteso. Unica condizione ovviamente è data dal fatto che occorre praticarla con continuità e possibilmente con una frequenza quotidiana.

E’ altrettanto ovvio che ad una migliore gestione della malattia corrisponde una migliore qualità della vita, creando così un circolo virtuoso importantissimo. Mi sia concesso a questo proposito e senza alcuna velleità autocelebrativa di poter sottolineare che, anche insieme ad altre realtà associative, l’ANIAD abbia indubbiamente contribuito a universalizzare questo messaggio proprio operando negli anni per abbattere le barriere esistenti sia da un punto di vista clinico ma anche culturale.

Detto questo, il Team Novo Nordisk e gli atleti che lo compongono, oltre a confermare proprio l’esistenza della  equivalenza:  sport uguale benessere psico-fisico, determinano tutta una serie di altre condizioni che tra le persone con diabete di qualsiasi età ed estrazione, o tra chi si occupa di diabete a vario titolo rappresentano delle vere e proprie risposte ai tanti dubbi, alle paure e ai pregiudizi che ancora sono presenti.

Ed allora la “Fuga”, quell’impresa realizzata davanti a milioni telespettatori assume un valore ed un sapore particolare anche per chi non l’ha compiuta perché attraverso i protagonisti si possono definire e veicolare diversi differenti messaggi.

Ogni volta che i ciclisti del Team salgono in sella la loro azione rappresenta un indiscutibile contributo per valorizzare aspetti che sono fondamentali nella gestione del diabete:

  • L’aspetto della consapevolezza della malattia e dei limiti che ti impone, ma anche di come poterli superare.
  • L’aspetto della competenza nelle scelte terapeutiche.
  • L’aspetto della disciplina e il rigore nel curarsi, e quindi rispetto ed aderenza alle cure e alle indicazioni del proprio medico.

 

Ma ogni volta che i ciclisti del Team Novo Nordisk salgono in sella ci trasmettono anche degli importanti messaggi. Ce ne sono almeno tre in particolare che mi piace fare emergere.

Il primo riguarda ragazzi e adolescenti, ed ovviamente i loro genitori. Sappiamo quanto molto spesso ancora oggi di fronte all’insorgenza del diabete, quello di tipo 1, quello più complesso e complicato da gestire, le reazioni sono di grande sconforto, rassegnazione e abbandono dei propri obiettivi e delle proprie passioni. e in tante situazioni ciò che fa la differenza è proprio l’assenza di una informazione e formazione chiara fatta di contenuti e messaggi adeguati ma anche di esperienze e del vissuto altrui che ci insegna con l’esempio più di ogni altra cosa.

Beh, a parte il fatto che scientificamente è oramai stato assodato che non esiste alcuna differenza tra un atleta con diabete ed uno che non ha il diabete, se guardiamo alla nascita del team proprio per volontà di  Phil Southerland il quale nonostante il diabete non volle abbandonare la passione per la bici, credo che il primo messaggio importante di questa squadra sia proprio questo, il diabete non può e non deve essere di ostacolo a vivere la propria vita in maniera piena e gratificante.

 

il secondo messaggio lo destinerei alle persone con diabete più avanti con l’età, quelle magari sempre in conflitto con sé stesse, anche inconsciamente, perché non riescono a trovare motivazione a muoversi, a praticare attività fisica e sportiva; perché si sentono inadeguati, malati e incapaci. A quelli che si sentono di morire solo dopo pochi minuti che stanno camminando a passo svelto o praticando jogging.

Beh, a queste persone dovrebbe essere oramai chiaro che se nonostante il diabete puoi addirittura essere un ciclista professionista, allora non hai più scuse per iniziare a muoverti e per metterti in gioco. Per sconfiggere la sedentarietà e l’inerzia che ti attanaglia e che, quella sì, ti farà star male.

Il terzo messaggio, mi piace pensare che sia quello che di molto importante trasmettono al di fuori del contesto sportivo.   Perché ogni qualvolta i ciclisti del Team Novo Nordisk salgono in sella stanno raccontando di persone che hanno soddisfatto il diritto ad una piena integrazione sociale.

Quindi non solo sport, ma anche pensando all’ambito per esempio del lavoro e delle professioni, appare del tutto inconsistente e anacronistico il fatto che per esempio ancora oggi, nonostante sia oggettivamente possibile affrontare e gestire imprese sportive come quelle compiute dai ragazzi del Team, esistono per contro ancora forme di pregiudizio e discriminazione dovute a norme che impediscono l’accesso ad alcune attività facilmente sostenibili con le conoscenze che oggi possiamo vantare. Le stesse conoscenze che appunto permettono a quattro ciclisti con diabete, Andrea Peron, Umberto Poli, Charles Planet e Jonas Hentala di correre davanti a tutti gli altri per ore e per oltre 250 km.

Categorie: Articoli, Ciclismo

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