Voglio ora descrivere come ho gestito il
mio diabete insulino dipendente, da cui
sono affetto da 22 anni, durante un corso
per istruttori A.A. nell’autunno del
2002 presso una località del Cilento
in Campania.
Il corso teorico pratico ha la durata di
10 giorni ed è articolato in lezioni
teoriche quotidiane di 3/4 ore, e in lezioni
pratiche che si svolgono in piscina per
quanto riguarda l’apnea statica e
in mare per quanto riguarda l’apnea
in assetto costante per un totale di 4/5
ore al giorno.
Il compenso glicemico prima del corso era
rappresentato da una HbA1c di 8%, con un
profilo glicemico quotidiano soddisfacente,
e con valori nutrizionali nella norma
( normale BMI, Acqua totale ed extracellulare,
massa cellulare e massa grassa ).
Soddisfacente era stata anche la preparazione
fisica precedente al corso, con 3 sedute/sett.
di allenamento prevalentemente aerobico
(jogging, nuoto, apnea) nei mesi precedenti
al corso.
Non vi erano complicanze in atto se non
una retinopatia nonproliferante con qualche
microaneurisma, documentata alla fluorangiografia,
con normalità dei parametri di funzionalità
renale, cardiovascolare e neurologica.
La giornata iniziava con la sveglia intorno
alle 7.30 con il controllo del valore glicemico
seguito dalla somministrazione della dose
di insulina rapida (Humalog): il dosaggio
poteva variare di 1-3 Unità a seconda
del valore glicemico trovato e del tipo
di attività fisica prevista nella
mattinata.
Seguiva la colazione che era composta prevalentemente
da carboidrati a medio/lento assorbimento
( f.biscottate, pane, frutta, spremute)
e dalla assunzione di liquidi
( the,caffè, acqua ), evitando latte
per scarsa tolleranza ed inoltre mi premuravo
di preparare uno spuntino a base di frutta
e/o carboidrati con proteine vegetali (
tipo barrette di Muesli od altro ) per la
mattinata quando saremmo usciti in mare
per i tuffi in assetto costante.
In genere verso le ore 9 ci si riuniva per
un breve incontro per definire l’organizzazione
dei gruppi e assegnare i compiti ed una
volta raggiunto il luogo di immersione con
le barche, ci si preparava con le attrezzature
iniziando il lavoro in profondità.
I primi tuffi venivano eseguiti, come di
regola, a profondità minori sia per
permettere agli istruttori di correggerci,
sia per permettere al corpo di adeguarsi
gradualmente alle pressioni crescenti; in
ogni caso gli esercizi venivano sempre seguiti
da un compagno che controllava e che doveva
seguirci negli ultimi 10 – 15 mt della
risalita: tutto ciò per prevenire
eventuali incidenti. Durante queste discese
non ho mai avuto particolari problemi dati
dal compenso glicemico od altro, e tutto
sommato sono riuscito a raggiungere i –
42 mt. Posso sottolineare come fosse importante
nei momenti prima dell’esercizio assumere
delle piccole quantità di acqua,
e come alcune volte abbia consumato un piccolo
spuntino (che regolarmente portavo in barca),
a scopo precauzionale e “psicologico”
(paura dell’ipoglicemia). Un rilievo
interessante è stato quello dell’aumento
della diuresi durante e dopo i tuffi, fenomeno
peraltro noto nell’apneista, e che
sicuramente poteva essere aumentato da situazioni
di iperglicemia.
Dopo circa 2 – 3 ore di attività
si tornava a riva dove piuttosto velocemente
bisognava rientrare per effettuare delle
apnee statiche in piscina; in questo breve
periodo dovevo controllare la glicemia,
somministrarmi l’insulina e assumere
un veloce pranzo a base di carboidrati complessi,
proteine scarsi grassi e frutta. In genere
i valori glicemici che riscontravo potevano
essere “normali” ( per intenderci
120 - 160 mg/dl ), o piuttosto elevati (
200 mg/dl o più ), sicuramente riscontravo
difficilmente valori ipoglicemici: questo
poiché l’attività che
si faceva determinava probabilmente, come
detto sopra, delle risposte ormonali importanti
( o. controregolatori ), poteva essere particolarmente
stressante fisicamente ma non psicologicamente,
ed inoltre non dimentichiamo che talvolta
al mattino potevo sottodosare l’insulina
e/o potevo assumere spuntini in eccesso,
e questo soprattutto per un fattore di “tranquillità
psicologica” per ridurre i rischi
e le gravi conseguenze legate ad un eventuale
stato ipoglicemico durante un’ attività
fisica. Controllata la glicemia potevo quindi
effettuare l’iniezione di Insulina
( con penna ) con una dose di rapida ed
una dose di lenta, e di seguito effettuavo
il “pranzo”.
Giunti in piscina si iniziavano le sedute
in apnea statica in acqua particolarmente
fredda (circa 18°C) protetti da una
muta più spessa, il tutto per circa
1 ora. In questa fase di apnea risulta importante
la preparazione mentale per rilassare il
corpo ( muscoli, battito cardiaco, ridurre
il metabolismo per ridurre il consumo di
O2), e la psiche attraverso un percorso
della mente che consenta di far passare
il tempo senza soffrire (sforzarsi di non
sforzare); ecco quindi come dopo essersi
messi in coppia, per la già citata
sicurezza, si effettuavano a turno delle
apnee di qualche minuto ricercando dentro
se stessi la via migliore per poterle eseguire.
Il lavoro così fatto non comportava
un grande dispendio di energie, sebbene
la temperatura dell’acqua comportasse
un abbassamento della temperatura corporea
abbastanza veloce che talvolta costringeva
qualche apneista a desistere in anticipo
dalle prove, mentre una sicuro lavoro mentale
permetteva di raggiungere con il ripetersi
delle apnee dei risultati talvolta insperati
(4-5-6 minuti) e via via di grande soddisfazione
psicologica per la tranquillità e
rilassamento che permetteva di raggiungere:
alla fine riuscivo a raggiungere 4’
52” di a.statica. In verità
in alcuni giorni ed indipendentemente dallo
sforzo fisico fatto in precedenza, facevo
fatica a restare in acqua sia per il freddo,
sia per la digestione in corso, sia per
incapacità psicologica a trattenere
il fiato non trovando un percorso mentale
da fare: talvolta pensavo anche ai miei
valori glicemici e alle difficoltà
che avrei trovato nel gestire la situazione
(stato di ansia). Dal punto di vista glicometabolico
questa attività non comportava sbalzi
glicemici, ma solo un ulteriore aumento
della diuresi da contrastare con un apporto
di acqua.
La giornata proseguiva con una breve pausa
durante la quale ci si riscaldava con una
doccia calda, ci si rilassava e controllavo
i valori glicemici che spesso risultavano
essere anche piuttosto bassi per l’effetto
insulinico e la scarsità del pasto:
facevo seguire quindi un breve spuntino
( muesli, frutta,gelato!!!). Di nuovo quindi
tutti insieme per seguire le lezioni teoriche
del corso peraltro molto interessanti ed
educative, e così via fino alle 19,30.
Dopo il consueto controllo della glicemia
e la dose di insulina rapida, seguiva la
cena che era piuttosto ricca ed equilibrata
e prevedeva anche tutte quelle quote alimentari
che non erano state consumate durante la
giornata ed in particolare proteine animali,
grassi preferibilmente di origine vegetale,
verdura cotta e cruda.
Dopo cena vi potevano essere degli approfondimenti
di quanto fatto nella giornata, con proiezioni
di filmati sulle tecniche, con teatrini
preparati per simulare lezioni del corso
tenute dagli allievi, ecc. Verso le 23 mi
ricontrollavo la glicemia ed eseguivo l’ultima
dose di insulina a lento rilascio, ed infine
….. a dormire.
Questa
era la giornata tipo del corso
Vorrei ora fare alcune considerazioni in
merito a vari aspetti emersi da questa esperienza:
1 Accertato che qualsiasi situazione non
“programmata” possa rappresentare
per il diabetico tipo I una situazione di
potenziale pericolo per lo squilibrio che
ne può derivare, devo constatare
che lo stretto controllo glicemico quotidiano
mi ha permesso di gestire al meglio le varie
fasi delle giornate del corso: il compenso
gliometabolico rilevato con Hba1c non è
variato in modo significativo al successivo
controllo dopo il corso, i valori di composizione
corporea misurati con bioimpedenza hanno
rilevato un maggiore stato di perdita di
H2O totale, con una perdita di massa magra
( massa cellulare=muscolare ) e lieve calo
ponderale, questi dati coincidono peraltro
con i lavori scientifici effettuati su soggetti
non diabetici durante immersioni ripetute
in apnea.
2
La gestione delle inevitabili complicanze
ipoglicemiche ed iperglicemiche è
stata affrontata, per quanto riguarda le
prime con zuccheri di pronta disponibilità,
cercando in ogni caso di prevenire quanto
più possibile gli episodi come già
spiegato; per quanto riguarda le iperglicemie,
che sicuramente in numero sono state maggiori,
cercando di limitare l’apporto di
carboidrati con i pasti, oppure cercando
di aumentare se possibile l’attività
fisica, oppure praticando delle piccolissime
dosi aggiuntive di insulina ad azione rapida
riuscendo così a ristabilire un compenso
migliore.
3
I dosaggi insulinici hanno subito modificazioni
più che altro nella ripartizione
delle dosi quotidiane: si preferiva ridurle
di 1-2 Unità nelle fasi pre esercizio
e quando non si poteva assumere un pranzo
regolare, mentre si preferiva aumentarle
prima di cena quando era possibile assumere
con tranquillità il cibo; la dose
notturna in genere veniva mantenuta tale.(
le modificazioni erano di circa il 10-15%
del totale)
4
La gestione dell’alimentazione è
stata tutto sommato soddisfacente con degli
inevitabili disguidi dati dagli orari da
rispettare, non sempre consigliabili ad
un diabetico, dal tipo di alimento a disposizione,
spesso poco consono ad una regolare dieta,
e che comunque se gestiti con intelligenza
non hanno comportato grandi problemi; a
tale proposito consiglio sempre di avere
con se degli spuntini a base di carboidrati
o frutta, sempre ed ovunque, e in caso di
incertezza sui valori glicemici di assumerli
a scopo preventivo se si deve fare dell’attività
fisica. E’ molto importante avere
sempre anche dell’acqua da bere a
piccole dosi durante il giorno per la facilità
di perdere liquidi con le conseguente grave
perdita di efficienza fisica.
5
Devo sinceramente rilevare un errore evitabile
nella gestione della mia condizione diabete
e che poteva farmi rischiare più
del dovuto. Infatti pochi erano a conoscenza
del mio problema e di ciò che potevo
avere bisogno in alcuni momenti. Ciò
avviene penso per una questione di carattere
meno predisposto ad esternare i propri problemi
e stati di animo, rispetto a chi invece
preferisce farlo sapere.
In ogni caso ritengo sia opportuno rivelare
la propria condizione almeno ad una persona
fidata che possa eventualmente capire determinate
situazioni.
6
Da un punto di vista psicologico posso affermare
come la soddisfazione per aver ottenuto
un risultato, per me importante, mi abbia
alla fine gratificato molto, e come malgrado
varie difficoltà riscontrate durante
questi giorni in seguito ad orari sballati,
sedute di allenamento prolungate e non sempre
programmabili, situazioni di stress date
soprattutto da ciò che non poteva
essere previsto prima, sia riuscito a gestire
momenti di malessere psicofisico intenso
cercando di usare la ragione e la autodeteminazione.
In conclusione posso affermare come siano
diversi gli elementi da considerare per
un soggetto diabetico prima di intraprendere
una attività di questo tipo:
- il grado di motivazione personale che
malgrado qualsiasi problema permette di
superare con disinvoltura qualsiasi ostacolo.
- La consapevolezza di vivere una condizione
particolare di equilibrio che potrebbe facilmente
alterarsi per scarsa attenzione e/o conoscenza.
- La capacità di essere determinati
e razionali nell’agire, senza scoraggiarsi,
per risolvere gli inevitabili imprevisti
che possono presentarsi.
- La sincerità e la correttezza verso
se stessi e verso gli altri di ammettere
i propri limiti.
- La conoscenza e la responsabilità
della situazione che si vuole affrontare
per poterla praticare in tutta sicurezza.
Il
benessere che ne consegue rispettando poche
regole, tutto sommato semplici, è
sicuramente importante per ciascuno di noi,
diabetico o non diabetico, ed è in
ogni caso sicuramente di grande aiuto per
chi deve gestire una situazione di maggiore
autocontrollo per la maggior parte della
sua vita.
Un grazie particolare devo fare a chi fin
dall’inizio mi ha permesso di essere
libero e consapevole nella autogestione
del mio diabete.
Un riconoscimento anche alla scuola Apnea
Academy che grazie ai suoi insegnamenti
permette a tanti appassionati di apnea di
vivere una esperienza di crescita mentale
e fisica nel migliore dei modi.
Davide
Galbiati